Volare insieme agli aerei

Volare insieme agli aerei? Basta una app da 150 euro, non servono i megaprogetti continentali

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LinkLoss – di Sergio Barlocchetti

Altro che megaprogetti europei e joint venture con la NASA. Per integrare i droni nello spazio aereo basta una app sviluppata da un’ente no-profit, decisamente alla portata di tutti

Questo mio articolo dovrebbe per una volta chiamarsi “Safe-link”, non “link loss”. Secondo lo studio presentato dall’organizzazione no profit inglese Airspace 4 All, ad un pilota di aviazione generale servirebbero 12,5 secondi per vedere, identificare, valutare e se occorre cercare di evitare, un oggetto volante che venisse a trovarsi sulla sua traiettoria. Lo studio integrale è qui, mentre la tabella a cui mi riferisco è a pagina 16 dello stesso documento.

Il drone? Lo vede sia il pilota sia la torre di controllo

La buona notizia è che gli sviluppatori del sistema Skydemon, uno tra i più utilizzati dai piloti privati e sportivi di tutto il mondo per pianificare e gestire le rotte, hanno deciso di implementare il loro prodotto con le icone di droni ad ala fissa e rotante, creando un algoritmo efficace per poterli visualizzare insieme con tutto il resto del traffico aereo.  La tecnologia usata, inutile dirlo, è quella dello ADS-B, ovvero l’invio della posizione Gps sulle frequenze e gli standard dei sistemi transponder commerciali di tipo “S”.

Tanto per essere pragmatici, la situazione è questa: un pilota vede la posizione del drone mentre una voce sintetizzata lo avvisa con le parole: «Done, ahead, two miles» o comunque con la distanza che lo separa dal traffico unmanned.

Intanto la rete Ads-B di terra capta entrambi i traffici e li visualizza sullo schermo del controllore di volo, il quale ha un quadro preciso di che cosa stia accadendo. Ma anche laddove ciò non avvenisse, gli attori principali del teatro operativo, ovvero il pilota imbarcato e quello remoto, possono evitarsi senza scomodare altri né coinvolgere chissà quale rete informatica nazionale sviluppata in anni di finanziamenti comunitari e stecche a cinque o sei zeri. A scanso di equivoci ricordo che un transponder modo S, già obbligatorio per i velivoli con capacità operative di volo strumentale, costa un migliaio di euro. Che un sistema ADS-B pingback ne costa circa 250 e che l’abbonamento a Skydemon non supera i 150 dollari.

Niente europachidermi

Riflettendo su quanto annunciato da Airspace 4 All, a risolvere tecnicamente e quasi totalmente quello che molti nostri cervelloni dipingevano come grande problema dell’integrazione dei droni nello spazio aereo nazionale è stata un’esistente ed efficace applicazione commerciale implementata nel modo opportuno. Niente H2020, niente grandi annunci, società controllate né organizzazioni pana-europee. L’han pensato, provato e fatto.

Naturalmente anche queste applicazioni, per poter essere efficacemente usate dalle istituzioni, dovranno essere certificate, e questo comporterà costi e tempi, ma alla fine ciò che conta è che esista qualcosa in grado di risolvere il problema e che ciò sia abbastanza economico da poter essere affrontabile da tutti. Ecco perché non credo agli euro pachidermi, siano anche state opportunità lavorative alle quali in passato ho voluto rinunciare. Perché abbiamo tutto per risolvere i problemi che ci limitano, ma a questa società non basta farlo e godere dei frutti dell’invenzione, si vuole poterci guadagnare il più possibile.

Che poi questo approccio comporti tempi così lunghi da farci perdere molto più Pil, perché ancora in Bvlos non si vola, pare un dettaglio. Speriamo che il 2020 porti anche un po’ di sano pragmatismo.

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